Scritto del maggio 89 (25 anni e mezzo) dove si evince la voglia e la bramosia di avere storie sentimentali, ma anche l'inquietudine, la paura, l'imbarazzo e l'immaturità camuffate, per difesa, dalla volontà di essere libero.
Per le strade t'incontro, ti sorrido e t'invento;
forse tu non mi noti, poi ti volti e sparisci.
Lo sai già la mattina, quando esci di casa,
che di fuori i miei occhi non sapranno ignorarti.
Si, ma vedi, le cose, forse sai anche questo,
come stanno realmente, sono assai differenti;
oltre a quel mio pensiero c'è un enorme foschia,
dopo quella tua scia, il mistero m'invade.
Sono troppe le cose che mi fanno frenare,
troppi sono quegli uomini che non san più che dire;
e non mi va di rischiare, di tentare la fuga,
da questa vita confusa, ma nei suoi limiti, mia.
Però, non c'è che dire, sei bella assai da guardare;
viene spontaneo sorriderti, sognarti ed inventarti.
E smettila di sentirti l' irriducibile oggetto;
prova solo a pensare alla paura che dai.
Tu, con le tue indecisioni, la tua fretta di fare,
le tue aspettative, le follie del tuo cuore.
E non calarti nel ruolo di chi deve reagire,
quando, se vai a vedere, sei tu a far ciò che ti pare.
Comunque, non ti fermare, non è tempo sprecato
quello che ogni mattina spendi dentro al tuo bagno;
continua pure a passare, a lasciare la scia;
donna, non ti arrabbiare, ma mi vai bene così.
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