mercoledì 6 giugno 2018

UN SOGNO ANTICO (marzo 1991)

Scritto del Marzo 91 (27 e 4 mesi) che tratta una storia relativa a 10 anni prima, quando lavoravo, appena 17enne, come apprendista meccanico in un' officina meccanica nella periferia nord/ovest di Roma.

La ragazza aveva fascino.
Non faceva granché per metterlo in mostra, 
lo aveva naturale.
Ce lo aveva vispo, dietro a due perline nere. 
Era di quelle che, solo guardandoti, 
ti trasmetteva ottimismo e voglia di giocare.
Doveva essere stupenda quando rideva di cuore;
ti metteva proprio voglia di farla divertire.
Guardando lei mi venivano in mente soltanto cose belle.
Me ne ero innamorato, dieci anni fa,
anche se non eravamo mai usciti insieme,
anche se non ricordava il mio nome,
anche se, magari, aveva già il fidanzato
o, ancora meglio, si stava per sposare.
Passava tutti i giorni, dieci anni fa, davanti all'officina;
sorrideva sempre.
Mi veniva voglia di togliermi la tuta,
lavarmi le mani e partire, andare lontano,
io e quello splendido sorriso.
Ed ero convinto che non avremmo mai litigato,
nemmeno tra la calca di gente piena di opuscoli e valigie
che ti schiaccia perché guarda in alto, anziché di fronte,
per vedere gli orari degli arrivi e delle partenze.
E non avremmo litigato nemmeno al ritorno,
quando l'entusiasmo si volta per riposare,
quando tutto quel che c'era da vedere era veduto,
quello da udire, udito, quello da leggere, letto
e quando sarebbe rimasto l'ultimo biscotto.
Avremmo fatto metà per uno,
io e quello splendido sorriso.
Ma poi andava via e, allora,
mi rimettevo la tuta e tornavo in mezzo al grasso.
Però adesso ci sguazzavo.

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